INTRO AI VANGELI SINOTTICI - 03 | 17 novembre 2021 - Prof. Stefanelli

INTRO AI VANGELI SINOTTICI - 03 | 17 novembre 2021 - Prof. Stefanelli

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ci riprendiamo il nostro percorso di introduzione vangeli sinottici cercando di adesso fare il punto della situazione la scorsa volta ci siamo soffermati a dare delle indicazioni metodologiche anche ermeneutiche potremmo dire abbiamo sviluppato in maniera molto essenziale sia alcune questioni quale quelle del
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canone la composizione a grandi linee del nuovo testamento con dei riferimenti anche ad alcuni concetti fondamentali quali ispirazione la rivelazione e abbiamo letto qualche passo della dei verbum ora in questa lezione cercheremo di soffermare la nostra attenzione cercando di capire l'origine e la natura dei vangeli sinottici potremmo dire che ci accingiamo allo studio di quei testi che da sempre hanno
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goduto di una posizione privilegiata nella vita della chiesa sia nel culto ufficiale sia nella religiosità popolare soltanto di questi e questo può essere un segno dell'attenzione particolare che meritano i vangeli si ascoltano in piedi ed essi sono considerati testi semplici popolari ma nello stesso tempo testi che
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hanno bisogno di uno studio particolare con una certa complessità potremmo dire che lo studio dei vangeli rappresenta uno dei più grandi compiti dello spirito critico moderno è stata fatta una una pubblicazione è sterminata sui sui vangeli su quello che sono le loro problematiche non gli da dove iniziare per
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parlare dei vangeli sinottici per cercare di dare quelle linee guida che con ci serviranno per uno studio anche personale innanzitutto diciamo quali sono le criticità che presentano i vangeli innanzitutto la loro natura quali sono le relazioni storiche le problematiche e le missionarie la raccolta di testi che rappresentano
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la questione degli autori i destinatari originali le circostanze che li hanno coinvolte e poi potremmo dire che lo studio dei vangeli sinottici porta con sé anche una una pluralità di questioni ancora aperte e che non sono state risolte e chiara non è questo il contesto per poter definire tutto ma ci daremo alcune alcune indicazioni che ci permetteranno
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poi di avere un quadro generale dei vangeli sirin c'era dunque descrivendo come sono nati i vangeli e quando si sentita l'esigenza di averli come testo scritto ecco diceva aristotele il miglior metodo investigazione e studiare le cose nel loro processo di sviluppo
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cominciando dall inizio e con noi cercheremo di iniziare proprio da quell'incipit che si perde un pochettino se non lo focalizziamo da subito prima di analizzare il testo diciamo subito che i quattro vangeli canonici sono composizioni anonime sorte negli anni 65 90 ecco questo è come periodo in cui possiamo collocare
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la composizione dei vangeli quindi al 65 al 90 il unite poi in una raccolta intorno all'anno 125 quindi come i quattro testi quattro testi biblici i titoli piu antichi furono probabilmente aggiunge all'epoca del costituirsi della raccolta e constano di due termini i titoli dei vangeli nascono così
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secondo marco secondo matteo secondo luca c'è la preposizione greca kata e il nome dell'evangelista all'accusa tivo successivamente si è voluto specificare vangelo secondo questo perché perché il vangelo ha un unico messaggio messo in evidenza secondo le prospettive dei singoli autori
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cioè il vangelo e 1 la buona notizia e una nel contenuto e uno ma ogni evangelista ha dato degli orientamenti delle no perché teneva presente il suo uditorio tenera presente il contesto storico culturale e teneva presente anche la sua preparazione teneva presente anche la comunità in cui nasceva questo vangelo ecco perché nascono inizialmente con questa proposizione secondo marco poi aggiunto vangelo
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secondo marco vangelo secondo luca perché sono chiamati vangeli quindi abbiamo specificato che quando nascono quindi che periodo come vengono titolati adesso vediamo di capire perché sono chiamati i vangeli che cosa implica questo termine si tratta di una parola greca che alla lettera significa lo sappiamo bene non abbiamo studiato abbiamo imparato nel catechismo quindi chissà quante volte avremmo ascoltato
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buon annuncio e per comprendere con quale valore fosse usato all'epoca bisogna considerare la tradizione b b ca giudaica e la cultura ellenistica nel periodo di gesù c'erano queste due culture da un lato la cultura ebraica giudaica dall'altra il mondo greco la cultura ellenistica e potremmo dire che i vangeli il nuovo testamento si trova all'incrocio tra
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queste due realtà questo sostantivo non si trova molto nell'antico testamento nella bibbia greca del dei 70 l'altra volta l'abbiamo detto che è la traduzione greca dell'ebraico si chiama bibbia se tu a cinta bibbia greca dei 70 il sostantivo non ricorre mai ma importante il verbo che viene usato al participio in modo
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particolare lo troviamo in un testo importante del deuterio saia risaia 52 7 come sono belli sui monti pieri del messaggero che annunzia la pace e usa proprio il verbo evangelizzo quindi questo verbo significa il nunzio colui che nunzia buone notizie il nunzio di una nuova realtà di una bella realtà
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questo termine poi migra nel nuovo testamento è il primo ad usarlo e probabilmente è paolo quello che lo usa di più gli studiosi calcolano che 76 ricorrenze del sostantivo paolo lo utilizza 60 volte eppure il verbo su 28 occorrenze del verbo 21 le utilizza paolo e in tutti
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questi casi paolo tratta dell'annuncio orale della salvezza di dio offerta agli uomini in cristo gesù e di fatto questo il significato principale della parola evangelo evangelizzo evangelion il tè il sostantivo cioè l'annuncio della salvezza di dio offerta agli uomini in gesù cristo ecco paolo più volte parla del vangelo di dio del vangelo di suo figlio del
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vangelo di cristo il vangelo a un oggetto gesù inviato del padre che porta la salvezza quindi molto semplice ma racchiude nhtsa e un contenuto molto molto profondo questo termine che esprime un concetto a partire dalla fine del primo secolo inizi del ii secolo viene associato agli iscritti
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quindi diventa un corpo di scritti i vangeli e lo diventa un vangelo ogni singolo vangelo è il primo ad usarlo e giustino perchè fosse chiaro che il vangelo e uno sì ma viene trasmesso in quattro differenti versioni quindi riassumendo potremmo dire che la parola vangelo è una notizia buona che dice la prossimità di dio
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prossimità di dio che si fa vicino all'uomo e questa buona notizia porta l'annuncio della salvezza da parte di gesù questo annuncio di salvezza diventa testo scritto nei vangeli ora abbiamo dinanzi non si apriamo lab è la bibbia abbiamo dinanzi un testo scritto
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che ha un contenuto quindi in sintesi dalla parola e dal significato vangelo questo a questa parola poi ha indicato e ha designato dei testi scritti ora come sono nati i vangeli qual è l'origine dei vangeli chi ha scritti in base a che cosa sono stati iscritti quali sono le fonti che hanno permesso
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la composizione di questi testi e chiaro noi cercheremo di semplificare il tutto perché il tempo non ce lo concede mettendo in evidenza tre tappe che hanno portato poi alla costituzione dei vangeli la prima la prima tac la prima tappa che potremmo chiamare la tappa della comunità prepasquale intorno a gesù
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la seconda la tappa della comunità posto pasquale terzo la redazione dei vangeli quindi tre tappe che ci permettono di fare in sintesi l'escursus della formazione dei vangeli la prima tappa intorno a gesù si formò un gruppo di discepoli al cui interno venne coltivata una tradizione di parole di gesù
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egli annunziata il regno di dio il suo ministero aveva come centro cafarnao sulle sponde del lago di galilea ma anche aveva un carattere itinerante gesù si spostava e da un punto di vista storico appare chiaro che gesù aveva la caratteristica di maestro e di profeta e così lo vede la sua gente la gente che lo seguiva
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infatti nei vangeli gesù viene chiamato in questi due modi dei discepoli rabbi maestro oppure no questo lo troviamo nel vangelo di marco oppure nella versione greca adidas kalos sempre maestro ma gesù viene già con il maestro è colui che insegna a volute porta dei contenuti ma c'è anche un'altra caratteristica
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comunque viene a un'altra modalità con cui viene chiamato gesù è quello di profeta gesù come profeta si presenta come colui che porta qualcosa di nuovo e nella sua accezione piena perché la parola profeta non è soltanto non significa soltanto colui che parla al posto di dio o colui che comunica qualcosa di dio la caratteristica essenziale del profeta è colui che sta dinanzi a dio è colui che si pone alla presenza di dio
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e come gesù incarna per i suoi discepoli queste due caratteristiche e quindi attorno a gesù si sviluppa una tradizione che potremmo definire orale di ciò che gesù comunicava quindi parole e questo perché avviene perché bisogna entrare nella cultura sia ebraica che greca per l'incultura zione se la cultura
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giudaiche se la cultura greca aveva una cura particolare della memoria del passato la cura della memoria era una pedagogia propria e del popolo d'israele ma anche del mondo greco una curare la memoria che ebbe una cura della memoria che avveniva attraverso la tecnica della memorizzazione ecco nel mondo ebraico
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c'è il famoso credo storico lo troviamo nel libro del deuteronomio 26 5 10 no il famoso credo narrativo mio padre erano era meno errante no quindi un raccontare la storia questo veniva imparato a memoria ecco dice vanno i padri che primo beason prima bisognava imparare a memoria e poi comprendere questa era una massima rabbinica un po anche quanto avveniva quando un
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tempo si andava alle scuole elementari si imparavano le poesie a memoria non si comprende vano ma si imparavano come anche le preghiere molte volte non le comprendiamo ma si imparano ecco questo ha permesso la diffusione di quella che viene definita la fase orale della predicazione di gesù la comunità re pasquale inizia a memorizzare ciò che gesù diceva i discepoli gesù
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potremmo dire erano intrisi di questa cultura della memoria e della tradizione e cosa comunicano gesù non impiega un linguaggio formalmente a teologico e gli usa immagini metafore simboli espressioni enigmatiche alcune che neanche ci comprendevano eppure vengono impresse nella memoria più facilmente e gesù muove da
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un'esperienza personale della vicinanza a dio non è un esegeta della legge gesù è un esegeta di dio e si esprime anche in un linguaggio poetico perché la realtà gli parla di dio e dio illumina la realtà potremmo dire che il mistico e un poeta quando descrive l'esperienza intima di dio ne abbiamo la testimonianza e con gesù
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non parla e parla in un linguaggio semplice di immagini diventa l'interprete della realtà ma in quella realtà vede l'agire di dio del padre e discepoli iniziano a immagazzinare tutto questo quindi nella comunità pre pasquale si presentano situazioni tipiche di correnti che spiegano la necessità di coltivare la tradizione delle parole di gesù di
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conservarle di trasmetterle si innesca questa adesione radicale alla parola di gesù da qui quindi inizia la prima fase questa prima fase che un po coincide con il ministero pubblico di gesù che arriva fino alla passione morte e risurrezione con la passione morte e risurrezione si entra in quella che è definita la seconda tappa della costituzione dei vangeli la comunità post pasquale che
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aveva memorizzato quei detti di gesù per usare un termine di schumann uno studioso tedesco che definisce questi detti i loghi a sarebbero logos significa parola le parole di gesù e queste lui scrive che gli inizi della tradizione dei loghi là delle parole devono cercarsi nella cerchia dei
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discendenti immediati di gesù e quindi in gesù stesso quindi abbiamo dei detti che si diffondono ma questi detti iniziano ad acquistare la luce nuova con la risurrezione ed entriamo nella fase della comunità posto pasquale la comunità post pasquale che ha fatto esperienza del cristo non soltanto del maestro non soltanto del rabbi non soltanto del profeta ma ha fatto
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esperienza del risorto reinterpreta quei detti alla luce dell'esperienza pasquale c'è un piccolo libro datato che cerca di dire mi sa che cerca di riprendere e vedere quali sono gli psi simav erba christie così si chiama le stesse parole che gesù ha pronunciato e ci sono state poi inserite nei vangeli è chiaro che è un lavoro molto redazionale
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anche molto speculativo molto tecnico e siamo qui sempre sul piano delle ipotesi però si cerca degli anni 70 in poi cerca di capire quali sono state queste parole dette da gesù e che sono entrate nella cultura della memoria dei discepoli ma ovviamente noi serve per capire servono queste cose per capire le varie fasi però di fatto non si potrà mai risalire ad una
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costituzione certa dell'ips issima verba christie entriamo nella seconda fase quindi la comunità ha posto pasquale reinterpreta come dicevo questi tetti queste parole di gesù e tra la comunità pre pasquale e questa posto pasquale si da un rapporto che chiamiamo di continuità e discontinuità continuità perché si tratta dello stesso gruppo di persone la cui stretta
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relazione con gesù prima della pasqua implicava già qualche fede in lui per quell'incontro con il risorto non è una novità ma è un riconoscimento e qui sta la continuità ma c'è una discontinuità perché si sono gli stessi ma non identici sono cambiati trasformati dall'esperienza del risorto hanno scoperto una luce nuova che illumina tutta la vita quella vita
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vissuta insieme al maestro e qui anche le parole di gesù quei luoghi a quei detti acquistano una luce nuova da loro maggiore libertà e potremmo dire che tutti i vangeli sono una rilettura della vita di gesù con l'occhio con le lenti potremmo dire dell'esperienza pasquale anche i vangeli dell'infanzia
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che sono presenti in luca e matteo lo vedremo quando li studieremo nello specifico hanno questa rilettura pasquale ma nei vangeli non entrano soltanto i detti di gesù la loro composizione si fa anche ad un altro bagaglio culturale che la scrittura il ricorso alla scrittura ecco all'epoca di gesù la scrittura coincideva con
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l'antico il nostro antico testamento più o meno quindi era la scrittura quindi si prestava fede alla parola e per gli ebrei la scrittura aveva un attualità suprema come parola di dio e secondo un detto famoso nella scrittura ci sono 70 volti e con ciò si allude alla pluralità dei suoi significati si dice inoltre che ciò
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che non è nella torah non è nel mondo ossia tutto è compreso nella bibbia ed essa può gettare luce su qualsiasi circostanza della vita e allora chi la comunità che compone i vangeli poi l'autore della composizione reale risente del linguaggio biblico del linguaggio vetero testamentario infatti tutto il nuovo testamento i vangeli in modo
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particolare potremmo dire sono un mosaico di citazioni allusioni ed echi veterotestamentarie quindi non si può comprendere il nuovo testamento appieno senza avere uno sguardo una comprensione dell'antico testamento entriamo nella terza fase quindi abbiamo la comunità prepasquale di detti di gesù la comunità
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post pasquale che attraverso la missione la predicazione missionaria attraverso la catechesi attraverso il culto trasmettono il messaggio di gesù attraverso non ho riletto alla luce pasquale adesso la redazione dei vangeli la messa per iscritto per iscritto che implica non la sparizione automatica della tradizione orale ma entrambi tradizione orale e testo scritto coesistessero a
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lungo ed ebbero influssi reciproci quindi questa la terza fase della nascita dei vangeli sinottici potremmo dire e la redazione dei testi che sono noti a noi con gli evangelisti raccolgono e trasmettono nella tradizione evangelica esistente nella chiesa ma non solo essi sono anche dei veri e propri autori da un punto di vista gli evangelisti sono i portavoce delle chiese a cui
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appartengono i vangeli sono i libri della chiesa ma gli evangelisti sono anche veri e propri autori perché hanno un proprio stile letterario una maniera propria di modellare selezionare ordinare la tradizione una propria ottica teologica e poi ciascuno risente della propria influenza della propria esperienza meglio dire di gesù
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e poi mettono in atto quelle che sono le esigenze anche della comunità cristiana le necessità proprie un esempio tra tutti marco che scrive probabilmente a pagani risente della cultura romana del diritto romano sul discorso dell'adulterio del ripudio non può ripudiare sia l'uomo che la donna questo non era considerato nella
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giurisdizione giudaica mentre ha considerato nella giurisdizione e bra e romana nel diritto romano quindi ci fa capire ognuno questo lo vedremo meglio quando studieremo i singoli vangeli la specificità dei singoli vangeli ognuno porta la propria esperienza con gesù le necessità della propria comunità e anche ciò che sta vivendo i contesti che vive la comunità un altro
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esempio per dire quel contesto e l'esperienza il rischio della comunità che importante nella redazione dei vangeli gli ho detto l'altra volta che il vangelo di marco termina inizialmente con la paura delle donne la paura delle donne dice che cosa una situazione di difficoltà perché probabilmente il vangelo di marco è stato scritto in un periodo di persecuzioni e quindi l'elemento della
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paura e poi vedremo anche altri testi era presente e questo ne risente poi il testo scritto quindi possiamo dire subito che la chiesa cattolica così concludo nel suo magistero più solenne accolto in pieno le tre tappe dei dell'investigazione moderna e individua così la genesi dei vangeli correggiamo la dei verbum
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la santa madre chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e con intero interrotta costanza che quattro vangeli sopraindicati dei quali afferma senza esitazione la storicità trasmettono fedelmente quanto gesù figlio di dio durante la sua vita tra gli uomini effettivamente ho però e insegnò per la loro eterna salvezza fino al giorno in cui fu assunta in cielo gli apostoli poi dopo l'ascensione del signore trasmisero ai loro ascoltatori ciò che gli aveva
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detto e fatto con quella più completa intelligenza di cui essi ammaestrati dagli eventi gloriosi di cristo e illuminati dalla luce dello spirito di verità godevano gli autori sacri poi misero per iscritto e quattro vangeli scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già messe per iscritto e di altre raccogliendo una sintesi e spiegandole tenendo presente la situazione delle chiese conservando il fine il carattere di predicazione
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sempre però in modo tale da riferirci su gesù cose vere e cose autentiche quindi il lavoro degli evangelisti viene descritto nei seguenti termini selezionale dati dalla tradizione orale e scritta compiere delle sintesi adattare la tradizione ricevuta la situazione delle diverse chiese conservare lo stile della predicazione
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ecco queste tre fasi in sintesi sono le frasi che riconosciute la maggior parte degli studiosi che hanno permesso la formazione dei vangeli comunità prepasquale comunità posto pasquale redazione dei vangeli quindi fase orale con il odia i denti di gesù la rilettura di questi loghi alla luce del vangelo e quindi anche in questo periodo qualche
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autore sostiene la formazione di alcuni contenuti brevi richiamano i testimonia testimonium cioè delle testimonianze piccole testimonianze scritte che noi non abbiamo ma che si ipotizzano la relazione finale dei vangeli quindi con tutte quelle esigenze che gli autori hanno ritenuto opportuno inserire nella redazione finale evangelico questo in maniera molto sintetica e l'origine dei
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vangeli che noi abbiamo quindi i quattro vangeli in modo particolare i tre vangeli sinottici dalla prossima alla prossima volta ci soffermeremo ad analizzare la natura dei vangeli sinottici quindi entreremo in maniera più dettagliata mettendo in evidenza cercheremo anche di capire la specificità dei singoli vangeli quali sono le realtà che li
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accomunano e quali sono le realtà che le differenziano per poi analizzare ogni singolo vangelo nella sua struttura narrativa quindi mettendo in evidenza anche origine autore contesto storico struttura tema principale perché ogni vangelo ha un suo tema principale questo ci permetterà poi di avere un panorama diversificato in base alle varie chiese ma ci farà capire anche l'unicità del
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contenuto evangelico del messaggio evangelico grazie ci rivediamo mercoledì prossimo [Musica]

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