A brief history of chess - Alex Gendler

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Language: Italian

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Traduttore: Luana Corcella Revisore: Elisabetta Siagri La fanteria di attacco avanza fermamente, i loro elefanti hanno già rotto la linea difensiva. Il re cerca di indietreggiare ma è circondato dalla cavalleria nemica. È impossibile fuggire. Ma questa non è una vera guerra, né tantomeno un semplice gioco. Nel corso della loro esistenza più che millenaria, gli scacchi sono stati strumento di strategia militare, metafora delle relazioni umane e segno di genialità. Se è vero che le prime notizie sugli scacchi risalgono al VII secolo, la leggenda vuole che le loro origini rimontino a un secolo prima. Pare che, quando il più giovane principe dell'Impero Gupta fu ucciso in guerra, suo fratello escogitò un modo per rappresentare la scena alla madre. Disposto su un tavoliere ashtapada 8x8, usato anche per altri passatempi popolari,
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fu creato un nuovo gioco con due caratteristiche chiave: regole diverse per spostare pezzi diversi e un solo re il cui destino determinava il risultato. In origine, il gioco era conosciuto con il nome di chaturanga, una parola sanscrita che sta per "quattro divisioni". Ma con la sua diffusione nella Persia sasanide, ha acquisito il nome e la terminologia attuali, scacchi deriva da shah che significa re e "scacco matto" da shah mat o "il re è indifeso". Dopo la conquista islamica della Persia, avvenuta nel VII secolo, gli scacchi furono introdotti nel mondo arabo. Trascendendo il loro ruolo di simulazione strategica, alla fine divennero una ricca fonte di immaginario poetico. I diplomatici e i cortigiani usavano termini degli scacchi per descrivere il potere politico. I califfi al potere diventarono degli accaniti giocatori. Lo storico al-Mas'udi considerava il gioco come prova del libero arbitrio umano
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in confronto ai giochi d'azzardo. Il commercio medievale lungo la Via della Seta, permise la diffusione del gioco in Asia Orientale e Meridionale, dove si svilupparono molte varianti locali. In Cina, i pezzi degli scacchi venivano messi sulle intersezioni dei quadrati del tavoliere piuttosto che al loro interno, così come nel gioco di strategia Go. Il regno del leader mongolo Tamerlane vide un tavoliere 11x10, con quadrati sicuri chiamati cittadelle. Nello shogi giapponese, i pezzi catturati potevano essere usati dall'avversario. Ma fu in Europa che gli scacchi assunsero le caratteristiche attuali. Nel 1000 d.C., il gioco faceva parte dell'educazione di corte. Gli scacchi erano usati come un'allegoria delle diverse classi sociali nello svolgimento dei propri ruoli e i pezzi furono reinterpretati nel loro nuovo contesto. Allo stesso tempo, la Chiesa era sospettosa nei confronti dei giochi. I moralisti mettevano in guardia dal dedicarci troppo tempo,
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tant'è che gli scacchi furono addirittura brevemente banditi in Francia. Eppure il gioco si diffondeva e nel XV secolo assunse la forma che oggi conosciamo. Il consigliere, relativamente debole, fu sostituito dalla potente regina, forse grazie al recente aumento di forti leader donne. Questo cambiamento accelerò il ritmo del gioco e, mentre nuove regole si diffondevano, apparirono trattati che analizzavano le mosse di apertura e di chiusura più comuni. Era nata la teoria degli scacchi. Con l'Illuminismo, il gioco si spostò dalle corti reali ai caffè. Gli scacchi erano ora considerati come espressione di creatività, che incoraggiava mosse audaci e giochi appassionanti. Questo stile "romantico" raggiunse l'apice nella partita "L'immortale" del 1851, dove Adolf Anderssen sferrò lo scacco matto dopo aver sacrificato la regina ed entrambe le torri. Ma con l'emergere di competizioni formali alla fine del XIX secolo,
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l'effetto drammatico cedette infine il posto al calcolo strategico. E grazie alla nascita di tornei internazionali, gli scacchi assunsero una nuova importanza geopolitica. Durante la Guerra Fredda, l'Unione Sovietica destinò molte risorse per coltivare il talento negli scacchi, dominando i tornei nel corso di tutto il secolo. Ma il giocatore che si rivelò un vero pericolo per il dominio russo non fu un cittadino di un altro paese, bensì il computer dell'IBM chiamato Deep Blue. Computer capaci di giocare a scacchi erano stati sviluppati per decenni, ma con la vittoria di Deep Blue su Garry Kasparov nel 1997, per la prima volta una macchina sconfisse un campione in carica. Oggi, i software di scacchi sono in grado di battere costantemente i migliori giocatori umani. Ma, così come il gioco che padroneggiano, queste macchine sono il prodotto dell'ingegno umano. E, forse, questo stesso ingegno ci libererà da questo apparente scacco matto.

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