TOSCA Puccini – Teatro Real

TOSCA Puccini – Teatro Real

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Language: Italian

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03:53
Ah! Finalmente! Nel terror mio stolto vedea ceffi di birro in ogni volto! La pila... la colonna... "A piè della Madonna" mi scrisse mia sorella... Ecco la chiave! Ed ecco la cappella! E sempre lava! Ogni pennello è sozzo peggio d'un collarin d'uno scagnozzo. Signor pittore... To! Nessuno. Avrei giurato che fosse ritornato il cavalier Cavaradossi. No. Sbaglio. Il paniere è intatto. Angelus Domini nuntiavit Mariae... Che fai? Recito l'Angelus. Sante ampolle! Il suo ritratto! - Di chi? - Di quell'ignota che i dì passati a pregar qui venìa.
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Tutta devota e pia. È vero! E tanto ell'era infervorata nella sua preghiera ch'io ne pinsi, non visto, il bel sembiante. Fuori, Satana, fuori! Dammi i colori... Recondita armonia di bellezze diverse! È bruna Floria, l'ardente amante mia... Scherza coi fanti e lascia stare i santi! E te, beltade ignota cinta di chiome bionde,
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tu azzurro hai l'occhio. Tosca ha l'occhio nero! Scherza coi fanti e lascia stare i santi! L'arte nel suo mistero le diverse bellezze insiem confonde. Ma nel ritrar costei, il mio solo pensier, Tosca, sei tu! Ma con quei cani di volterriani nemici del santissimo governo non c'è da metter voce! Scherza coi fanti e lascia stare i santi!
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Già sono impenitenti tutti quanti! Facciam piuttosto il segno della croce. - Eccellenza, vado? - Fa' il tuo piacere. - Pieno è il paniere... Fa penitenza? - Fame non ho. Oh mi rincresce! Badi, quand'esce chiuda. - Va! -Vo! Gente là dentro! Voi? Cavaradossi! Vi manda iddio! Non mi ravvisate? Il carcere m'ha dunque assai mutato. Angelotti! Il console della spenta repubblica romana! - Fuggii pur ora da castel Sant'Angelo. - Disponete di me. - Mario! - Celatevi! È una donna... gelosa. Un breve istante e la rimando. - Mario! - Eccomi! Sono stremo di forze, più non reggo... In questo panier v'è cibo e vino!
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- Grazie. - Presto! - Grazie. - Presto! Mario! Mario! Son qui! - Perché chiuso? - Lo vuole il Sagrestano. - A chi parlavi? - A te! Altre parole bisbigliavi. Ov'è? - Chi? - Colei... Quella donna! Ho udito i lesti passi e un fruscio di vesti... - Sogni! - Lo neghi? Lo nego e t'amo! Innanzi la Madonna! No, Mario mio. Lascia pria che la preghi, che l'infiori...
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Ora stammi a sentir. Stassera canto, ma è spettacolo breve. Tu m'aspetti sull'uscio della scena e alla tua villa andiam soli, soletti. Stassera! È luna piena. e il notturno effluvio floreal inebria il cor! Non sei contento? - Tanto. - Tornalo a dir! - Tanto. Lo dici male! Non la sospiri la nostra casetta che tutta ascosa nel verde ci aspetta?
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Nido a noi sacro, ignoto al mondo inter, pien d'amore e di mister? Al tuo fianco sentire per le silenziose stellate ombre, salir le voci delle cose! Dai boschi e dai roveti, dall'arse erbe, dall'imo dei franti sepolcreti odorosi di timo, la notte escon bisbigli di minuscoli amori e perfidi consigli che ammolliscono i cuori. Fiorite, o campi immensi.
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Palpitate, aure marine nel lunare albor! Piovete voluttà, volte stellate! Arde in Tosca un folle amor! M'avvinci ne' tuoi lacci mia sirena! Arde a Tosca nel sangue il folle amor! Mia sirena, verrò! O mio amore! Or lasciami al lavoro. - Mi discacci? - Urge l'opra, lo sai. Vado! Chi è quella donna bionda lassù?
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- La Maddalena. Ti piace? - È troppo bella. Prezioso elogio! Ridi? Quegli occhi cilestrini già li vidi... Ce n'è tanti pel mondo. Aspetta... - È l'Attavanti! - Brava! - La vedi? T'ama? Tu l'ami? - Fu puro caso... Quei passi e quel bisbiglio... Qui stava pur ora! - Vien via! - Ah, la civetta! A me, a me! La vidi ieri, ma fu puro caso. A pregar qui venne... Non visto, la ritrassi. - Giura! - Giuro! - Come mi guarda fiso! - Vien via... - Di me, beffarda, ride. - Follia!
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Ah, quegli occhi! Qual'occhio al mondo può star di paro all'ardente occhio tuo nero? È qui che l'esser mio s'affisa intero, occhio all'amor soave, all'ira fiero! Qual altro al mondo può star di paro all'occhio tuo nero! Oh, come la sai bene l'arte di farti amare!
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Ma... falle gli occhi neri! - Mia gelosa! - Sì, lo sento... ti tormento senza posa. - Mia gelosa... - Certa sono del perdono... Certa sono del perdono se tu guardi al mio dolor! Mia Tosca idolatrata, ogni cosa in te mi piace: - l'ira audace... - Certa sono del perdono e lo spasimo d'amor!
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Dilla ancora la parola che consola. Mia vita, amante inquieta, dirò sempre: "Floria, t'amo!" L'alma acquieta. Sempre "T'amo!" ti dirò! Dio! quante peccata! M'hai tutta spettinata! Or va', lasciami. Tu fino a stassera stai fermo al lavoro. E mi prometti: sia caso o fortuna, sia treccia bionda o bruna,
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a pregar non verrà donna nessuna. Lo giuro, amore. - Quanto m'affretti! - Ancora? - No perdona! - Davanti alla Madonna? È tanto buona! Ma falle gli occhi neri! È buona la mia Tosca, ma credente al confessor nulla tiene celato, ond'io mi tacqui. È cosa più prudente. - Siam soli? - Sì. - Qual è il vostro disegno? - A norma degli eventi, uscir di Stato, o star celato in Roma. Mia sorella... - L'Attavanti? Sì... ascose un muliebre abbigliamento là sotto l'altare,
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vesti, velo, ventaglio. Appena imbruni, indosserò quei panni. - Or comprendo! Quel fare circospetto e il pregante fervore in giovin donna e bella m'avean messo in sospetto di qualche occulto amor! Or comprendo! Era amor di sorella! Tutto ella ha osato onde sottrarmi a Scarpia, scellerato. Scarpia! Bigotto satiro che affina colle devote pratiche la foia libertina e strumento al lascivo talento fa il confessore e il boia! La vita mi costasse, vi salverò! Ma indugiar fino a notte è mal sicuro. Temo del sole.
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La cappella mette a un orto mal chiuso poi c'è un canneto che va lungi pei campi a una mia villa. - M'è nota. - Ecco la chiave. Innanzi sera io vi raggiungo, portate con voi le vesti femminili. Ch'io le indossi? Per or non monta, il sentier è deserto. Addio. Se urgesse il periglio, correte al pozzo del giardin. L'acqua è nel fondo, ma a mezzo della canna, un picciol varco guida ad un antro oscuro, rifugio impenetrabile e sicuro! - Il cannon del castello! - Fu scoperta la fuga! Or Scarpia i suoi sbirri sguinzaglia! - Addio. - Con voi verrò. - Staremo all'erta! - Odo qualcun! Se ci assalgon, battaglia! Sommo giubilo, Eccellenza! Non c'è più! Ne son dolente! Chi contrista un miscredente si guadagna un'indulgenza!
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Tutta qui la cantoria! Presto! - Dove? - In sagrestia! - Ma che avvenne? - Nol sapete? Bonaparte... scellerato... - Ebben? Che fu? - Fu spennato, sfracellato, e piombato a Belzebù! - È sogno! È fola! - È veridica parola! - Or ne giunse la notizia! - Si festeggi la vittoria! E questa sera gran fiaccolata veglia di gala a Palazzo Farnese. Ed un'apposita nuova cantata con Floria Tosca. E nelle chiese inni al Signor! Or via a vestirvi, non più clamor! - Via, via, in sagrestia! - Doppio soldo, Te Deum... Gloria! Viva il Re! Si festeggi la vittoria! E questa sera gran fiaccolata. Viva il Re! Te Deum! Gloria! Si festeggi la vittoria! Un tal baccano in chiesa!
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Bel rispetto! Eccellenza! Il gran giubilo... Apprestate per il Te Deum. - Tu resta. - Non mi muovo! E tu, va, fruga ogni angolo, - raccogli ogni traccia. - Sta bene! Occhio alle porte, senza dar sospetti. Ora a te! Pesa le tue risposte. Un prigionier di Stato fuggì pur ora da Castel Sant'Angelo. - S'è rifugiato qui. - Misericordia! Forse c'è ancora. Dov'è la cappella degli Attavanti? Eccola... Aperta! Arcangeli! E un'altra chiave! Buon indizio. Entriamo... Fu grave sbaglio quel colpo di cannone! Il mariuolo spiccato ha il volo! Ma lasciò una preda preziosa...
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un ventaglio! Qual complice il misfatto preparò? La marchesa Attavanti... Il suo stemma! Il suo ritratto! Chi fe' quelle pitture? Il cavalier Cavaradossi. Lui... Numi! Il paniere! Lui! L'amante di Tosca! Un uom sospetto! Un volterrian! - Vuoto! - Che hai detto? Che fu? Si ritrovò nella cappella questo panier. - Tu lo conosci? - Certo. - È il cesto del pittor... ma... nondimeno... - Sputa quello che sai! Io lo lasciai ripieno di cibo prelibato... - Il pranzo del pittor. - Avrà pranzato! Nella cappella? Non ne avea la chiave né contava pranzar... disse egli stesso. Ond'io l'avea già messo al riparo.
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(Libera me Domine...) Or tutto è chiaro la provvista del sacrista d'Angelotti fu la preda. Tosca? Che non mi veda. Per ridurre un geloso allo sbaraglio... Jago ebbe un fazzoletto ed io un ventaglio! - Mario! - Il pittor Cavaradossi? Chi sa dove sia? Svanì, sgattaiolò per sua stregoneria. Ingannata? No, no! Tradirmi egli non può! Tosca divina, la mano mia la vostra aspetta, piccola manina, non per galanteria ma per offrirvi l'acqua benedetta.
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Grazie, signor! Un nobile esempio è il vostro. Al cielo piena di santo zelo attingete dell'arte il magistero che la fede ravviva! Bontà vostra! Le pie donne son rare. Voi calcate la scena... E in chiesa ci venite per pregar. Che intendete? E non fate come certe sfrontate che han di Maddalena viso e costumi e vi trescan d'amore! Che? D'amore? Le prove! È arnese da pittore questo? - Un ventaglio? Dove stava? - Là su quel palco.
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Qualcun venne certo a sturbar gli amanti ed essa nel fuggir perdé le penne! La corona! Lo stemma! È l'Attavanti! Presago sospetto! Ho sortito l'effetto! Ed io venivo a lui tutta dogliosa per dirgli: invan stassera, il ciel s'infosca. L'innamorata Tosca è prigioniera... Già il veleno l'ha rosa,
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dei regali tripudi, prigioniera! Già il veleno l'ha rosa. O che v'offende, dolce signora? Una ribelle lagrima scende sovra le belle guance e le irrora. Dolce signora, che mai v'accora? Nulla! Darei la vita per asciugar quel pianto! Io qui mi struggo e intanto d'altra in braccio le mie smanie deride.
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Morde il veleno. Dove son? Potessi coglierli, i traditori! Oh qual sospetto! Ai doppi amori è la villa ricetto! Traditor! Oh mio bel nido insozzato di fango! Vi piomberò inattesa! Tu non l'avrai stassera. Giuro! In chiesa! Dio mi perdona. Egli vede ch'io piango. Tre sbirri, una carrozza, presto. Seguila dovunque vada. - Non visto! Provvedi! - Sta bene! Il convegno?
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Palazzo Farnese! Va, Tosca. Nel tuo cuor s'annida Scarpia. È Scarpia che scioglie a volo il falco della tua gelosia. Quanta promessa nel tuo pronto sospetto! Nel tuo cuor s'annida Scarpia. Adjutorum nostrum in nomine Domini... A doppia mira tendo il voler. Né il capo del ribelle è la più preziosa. Ah, di quegli occhi vittoriosi veder la fiamma
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illanguidir con spasimo d'amor, fra le mie braccia illanguidir d'amor... L'uno al capestro, l'altra fra le mie braccia. Te Deum laudamus... Tosca, mi fai dimenticare Iddio! Te aeternum Patrem omnis terra veneratur !
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Tosca è un buon falco! Certo a quest'ora i miei segugi le due prede azzannano! Doman sul palco vedrà l'aurora Angelotti e il bel Mario al laccio pendere. - Tosca è a palazzo? - Un ciambellan ne uscia pur ora in traccia. Apri. Tarda è la notte. Alla cantata ancor manca la Diva e strimpellan gavotte. Tu attenderai la Tosca in sull'entrata. Le dirai ch'io l'aspetto finita la cantata. O meglio... Le darai questo biglietto. Ella verrà per amor del suo Mario. Per amor del suo Mario, al piacer mio s'arrenderà.
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Tal dei profondi amori, è la profonda miseria. Ha più forte sapore la conquista violenta che il mellifluo consenso. Io di sospiri e di lattiginose albe lunari poco m'appago. Non so trarre accordi di chitarra, né oroscopo di fior, né far l'occhio di pesce, o tubar come tortora. Bramo. La cosa bramata perseguo. Me ne sazio e via la getto volto a nuova esca. Dio creò diverse beltà e vini diversi. Io vo' gustar
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quanto più posso dell'opra divina. - Spoletta è giunto. - Entri. In buon punto! O galantuomo, come andò la caccia? (Sant'Ignazio m'aiuta!) Della signora seguimmo la traccia. Giunti a un'erma villetta tra le fratte perduta ella v'entrò. N'escì sola ben presto. Allor scavalco lesto il muro del giardin coi miei cagnotti e piombo in casa. Quel bravo Spoletta! Fiuto! Razzolo! Frugo! - L'Angelotti? - Non s'è trovato! Ah cane! Ah traditore! Ceffo di basilisco, alle forche! Gesù! - C'era il pittor. - Cavaradossi? Ei sa dove l'altro s'asconde. Ogni suo gesto, ogni accento tradìa tal beffarda ironia - ch'io lo trassi in arresto! - Meno male!
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Egli è là. Introducete il cavalier. A me Roberti e il Giudice del Fisco. Tal violenza! Cavalier, vi piaccia accomodarvi. - Vo' saper... - Sedete. - Aspetto. E sia. - V'è noto che un prigione... - La sua voce! V'è noto che un prigione oggi è fuggito da Castel Sant'Angelo? - Ignoro. - Eppur, si pretende che voi l'abbiate accolto in Sant'Andrea provvisto di cibo e di vesti... Menzogna! ... e guidato ad un vostro podere suburbano. - Nego. Le prove? - Un suddito fedele...
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Al fatto. Chi mi accusa? I vostri birri invan frugar la villa. - Segno che è ben celato. - Sospetti di spia! Alle nostre ricerche egli rideva. E rido ancor! Questo è luogo di lacrime! Badate! Or basta! Rispondete! - Dov'è Angelotti? - Non lo so. Negate d'avergli dato cibo? - Nego. - E vesti? E asilo nella villa? E che là sia nascosto? Nego! Nego! Via, Cavaliere, riflettete. Saggia non è cotesta ostinatezza vostra. Angoscia grande, pronta confessione eviterà.
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Io vi consiglio, dite. Ov'è dunque Angelotti? - Non lo so. - Ancor, l'ultima volta: dov'è? Nol so. - O bei tratti di corda! - Eccola! Mario, tu qui? (Di quanto là vedesti, taci, o m'uccidi!) Mario Cavaradossi, qual testimone il Giudice vi aspetta. Pria le forme ordinarie, Indi... ai miei cenni. Ed or fra noi parliam da buoni amici. Via quell'aria sgomentata! Sgomento alcun non ho. La storia del ventaglio? Fu sciocca gelosia. L'Attavanti non era dunque alla villa?
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- No, egli era solo. - Solo? Ne siete ben sicura? Nulla sfugge ai gelosi. Solo! Solo! - Davver... - Solo, sì! Quanto fuoco! Par che abbiate paura di tradirvi... Sciarrone... che dice il cavalier? - Nega. Insistiamo! Oh, è inutil! Lo vedremo, signora. Dunque, per compiacervi, si dovrebbe mentir? No, ma il vero potrebbe abbreviargli un'ora assai penosa. Un'ora penosa? Che vuol dir?
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Che avviene in quella stanza? - È forza che si adempia la legge. - Oh! Dio! Che avvien? Legato mani e piè il vostro amante ha un cerchio uncinato alle tempia che ad ogni niego ne sprizza sangue senza mercé. Non è ver! Sogghigno di demone! Un gemito? Pietà, pietà! - Sta in voi di salvarlo. - Ebben... ma cessate! Sciarrone, sciogliete! - Tutto? -Si! - Tutto. Ed or la verità... - Ch'io lo veda! - No! Ti straziano ancora? No. Coraggio! Taci!
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Sprezzo il dolor. Orsù, Tosca, parlate! Non so nulla! Non vale quella prova? Roberti, ripigliamo. - No! Fermate! - Voi parlerete? No... mostro! Lo strazi! L'uccidi! Lo strazia quel vostro silenzio assai più. - Tu ridi all'orrida pena? - Mai Tosca alla scena più tragica fu! Aprite le porte che n'oda i lamenti! Vi sfido! - Più forte! Più forte! - Vi sfido! - Parlate! - Che dire? - Su, via! - Ah, non so nulla! Dovrei mentir? - Dite dov'è Angelotti?
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Parlate su, via, dove celato sta. Ah, più non posso! Che orror! Cessate il martir! È troppo soffrir! Non posso più! Mario, consenti ch'io parli! No! Ascolta, non posso più. Stolta, che sai? Che puoi dir? Ma fatelo tacere! Che v'ho fatto in vita mia? Son io che così torturate! Torturate l'anima...
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si, l'anima mi torturate! Nel pozzo, nel giardino. - Là è Angelotti? Sì. Basta, Roberti. - È svenuto! - Assassino! Voglio vederlo... Portatelo qui! - Floria! - Amore! Sei tu? Quanto hai penato anima mia! Ma il giusto Iddio lo punirà! Tosca, hai parlato? No, amor. - Davvero? - No! Nel pozzo del giardino... Va', Spoletta! - M'hai tradito! - Mario! - Maledetta! - Mario! - Eccellenza! Quali nuove! - Che vuol dir quell'aria afflitta?
01:13:02
- Un messaggio di sconfitta! - Che sconfitta? Come? Dove? - A Marengo! - Tartaruga! - Bonaparte è vincitor! - Melas? - No! Melas è in fuga! Vittoria! L'alba vindice appar che fa gli empi tremar! Libertà sorge, crollan tirannidi! Mario, taci, pietà di me! Del sofferto martir me vedrai qui gioir! T'affretta a palesarmi il fondo dell'alma ria! - Va'! Moribondo, il capestro t'aspetta! - Carnefice! Voi no! Salvatelo! Io? Voi! La povera mia cena fu interrotta. Così accasciata? Via, mia bella signora. Sedete qui. Volete che cerchiamo insieme il modo di salvarlo?
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E allor, sedete e favelliamo. E intanto un sorso? È vin di Spagna. Un sorso per rincorarvi. - Quanto? - Quanto? Il prezzo? Già mi dicon venal, ma a donna bella non mi vendo a prezzo di moneta. a donna bella, io non mi vendo a prezzo di moneta. Se la giurata fede debbo tradir ne voglio altra mercede.
01:17:10
Quest'ora io l'attendeva! Già mi struggea l'amor della diva. Ma poc'anzi ti mirai qual non ti vidi mai! Quel tuo pianto era lava ai sensi miei. E il tuo sguardo che odio in me dardeggiava, mie brame inferociva! Agil qual leopardo t'avvinghiasti all'amante. Ah! In quell'istante t'ho giurata mia.
01:18:30
Mia... Sì, t'avrò! - Piuttosto giù mi avvento! - In pegno il Mario tuo mi resta! Ah! Miserabile, l'orribile mercato! Violenza non ti farò. Sei libera. Va' pure. Ma è fallace speranza. La Regina farebbe grazia ad un cadavere. - Come tu m'odii! - Ah! Dio! Così ti voglio! Non toccarmi, demonio! T'odio, t'odio, abbietto, vile! Che importa? Spasimi d'ira... spasimi d'amore! - Vile! - Mia! Aiuto!
01:20:03
Odi? È il tamburo. S'avvia. Guida la scorta ultima ai condannati. Il tempo passa. Sai... quale oscura opra laggiù si compia? Là... si drizza un patibolo. Al tuo Mario, per tuo voler, non resta che un'ora di vita. Vissi d'arte, vissi d'amore, non feci mai male ad anima viva. Con man furtiva quante miserie conobbi, aiutai.
01:22:12
Sempre... con fé sincera, la mia preghiera ai santi tabernacoli salì. Sempre con fé sincera diedi fiori agl'altar. Nell'ora del dolore perché, perché, Signore, perché me ne rimuneri così? Diedi gioielli della Madonna al manto. E diedi il canto agli astri,
01:23:42
al ciel, che ne ridean più belli. Nell'ora del dolor, perché, perché, Signore, perché me ne rimuneri così? Vedi. Le man giunte io stendo a te! E mercé d'un tuo detto, vinta, aspetto. Sei troppo bella, Tosca, e troppo amante. Cedo. A misero prezzo,
01:33:40
tu, a me una vita, io, a te chieggo un istante. Va'! Va'! Mi fai ribrezzo! Chi è là? Eccellenza, l'Angelotti al nostro giungere si uccise. Ebbene, lo si appenda morto alle forche! - E l'altro prigionier? - Il cavalier Cavaradossi? È tutto pronto, Eccellenza! - Dio m'assisti! Aspetta! Ebbene? - Odi... - Ma libero all'istante lo voglio. Occorre simular. Non posso far grazia aperta. Bisogna che tutti abbian per morto il cavalier. - Quest'uomo fido provvederà. - Chi m'assicura? L'ordin ch'io gli darò voi qui presente. Spoletta, chiudi. Ho mutato d'avviso. Il prigionier sia fucilato. Attendi. Come facemmo del conte Palmieri...
01:35:46
- Un'uccisione... - Simulata. Come avvenne del Palmieri. - Hai ben compreso? - Ho ben compreso. Voglio avvertirlo io stessa. E sia. Le darai passo. Bada: all'ora quarta... Sì. Come Palmieri. - Io tenni la promessa. - Non ancora. Voglio un salvacondotto onde fuggir dallo Stato con lui. - Partir dunque volete? - Sì, per sempre! Si adempia il voler vostro. - E qual via scegliete? - La più breve. - Civitavecchia? - Sì. Tosca, finalmente mia! - Maledetta! - Questo è il bacio di Tosca! Aiuto! Muoio! Soccorso! Muoio!
01:38:50
- Ti soffoca il sangue? - Soccorso! E ucciso da una donna! - M'hai assai torturata! - Soccorso! Odi tu ancora? Parla! Guardami! Son Tosca, o Scarpia! Soccorso! - Ti soffoca il sangue? - Muoio! Muori dannato! Muori, muori! È morto. Or gli perdono. E avanti a lui tremava tutta Roma! "Io de' sospiri "te ne rimanno tanti "pe' quante foje "ne smoveno li venti.
01:47:46
"Tu me disprezzi, io me ciaccoro. "Lampena d'oro, me fai morir!" Mario Cavaradossi? A voi. Vi resta un'ora. Un sacerdote i vostri cenni attende. No! Ma un'ultima grazia io vi richiedo. Se posso Io lascio al mondo una persona cara. Consentite ch'io le scriva un sol motto. Unico resto di mia ricchezza è questo anel. Se promettete di consegnarle il mio ultimo addio,
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esso è vostro. Scrivete! E lucevan le stelle, e olezzava la terra, stridea l'uscio dell'orto e un passo sfiorava la rena. Entrava ella, fragrante. Mi cadea fra le braccia. Oh, dolci baci, o languide carezze, mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli. Svanì per sempre il sogno mio d'amore! L'ora è fuggita
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e muoio disperato. E non ho amato mai tanto la vita! "Franchigia a Floria Tosca e al cavaliere che l'accompagna." - Sei libero! - Scarpia... Scarpia che cede? La prima sua grazia è questa. - E l'ultima! - Che dici? Il tuo sangue o il mio amore volea. Fur vani scongiuri e pianti. Invan, pazza d'orror, alla Madonna mi volsi e ai Santi... L'empio mostro dicea: già nei cieli il patibol le braccia leva. Rullavano i tamburi. Rideva, l'empio mostro... rideva... già la sua preda pronto a ghermir!
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"Sei mia?" "Sì", alla sua brama mi promisi. Lì presso luccicava una lama ei scrisse il foglio liberator. Venne all'orrendo amplesso io quella lama gli piantai nel cor. Tu! Di tua man l'uccidesti? Tu pia, tu benigna, e per me! N'ebbi le man tutte lorde di sangue. O dolci mani mansuete e pure, o mani elette a bell'opre e pietose,
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a carezzar fanciulli, a coglier rose, a pregar, giunte, per le sventure, dunque in voi, fatte dall'amor secure, giustizia le sue sacre armi depose? Voi deste morte, o man vittoriose! O dolci mani mansuete e pure... Senti... l'ora è vicina. Io già raccolsi oro e gioielli. Una vettura è pronta.
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Ma prima, ridi, amor prima sarai fucilato per finta ad armi scariche. Simulato supplizio. Al colpo... cadi. I soldati sen vanno... E noi siam salvi! Poscia a Civitavecchia... una tartana... e via pel mar! Liberi! Via pel mar! Chi si duole in terra più? Senti effluvi di rose? Non ti par che le cose aspettan tutte
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innamorate il sole? Amaro sol per te m'era morire. Da te la vita prende ogni splendore. All'esser mio la gioia ed il desire nascon di te come di fiamma ardore. Io folgorare i cieli e scolorire vedrò nell'occhio tuo rivelatore. E la beltà delle cose più mire avrà sol da te voce e colore. Amor che seppe a te vita serbare, ci sarà guida in terra, e in mar nocchier, e vago farà il mondo riguardare.
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Finché congiunti alle celesti sfere dileguerem, siccome alte sul mare a sol cadente nuvole leggere. E non giungono. Bada! Al colpo egli è mestiere che tu subito cada. Non temere che cadrò sul momento e al naturale. Ma stammi attento di non farti male. Con scenica scienza io saprei la movenza. Parlami ancora come dianzi parlavi. È così dolce il suon della tua voce!
02:07:25
Uniti ed esulanti diffonderem pel mondo i nostri amori, armonie di colori, armonie di canti diffonderem. Trionfal, di nova speme l'anima freme in celestial crescente ardor. Ed in armonico vol già l'anima va all'estasi d'amor. Gli occhi ti chiuderò con mille baci e mille ti dirò nomi d'amor. - L'ora. - Son pronto. Tieni a mente... al primo colpo... giù! - Giu!
02:08:53
- Nè rialzarti innanzi ch'io ti chiami. - No, amore! E cadi bene. - Come la Tosca in teatro. - Non ridere... - Così? - Così. Com'è lunga l'attesa! Perché indugiano ancor? Già sorge il sole. Perché indugiano ancora? È una commedia, lo so, ma questa angoscia eterna pare. Ecco! Apprestano l'armi. Com'è bello il mio Mario! Là! Muori! Ecco un artista! O Mario, non ti muovere... S'avviano... taci! Vanno... scendono. Ancora non ti muovere. Presto su!
02:11:38
Andiam! Su! Morto! Morto! O Mario... morto... tu... così... Finire così! Vi dico pugnalato! - La donna è Tosca! - Che non sfugga! - È lei! - Ah! Tosca, pagherai ben cara la sua vita! - Colla mia! O Scarpia, avanti a Dio!

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